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FERMO
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PROVINCIA DI FERMO
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PROVINCIA DI FERMO
30 Aprile 2011
Il Consiglio Provinciale in Seduta Solenne ha festeggiato il 150°mo dell'Unità d'IItalia “La Provincia di Fermo e l’Unità d’Italia: una nuova storia 150 anni dopo”.
In occasione di questo Consiglio Provinciale solenne indetto per celebrare l’anniversario dell’unità d’Italia, sono lieto di porgere il saluto a tutte le autorità civili, religiosi e militari, nonché ai cittadini presenti e a quanti ci ascoltano tramite diretta internet.Il logo del 150º Anniversario dell'Unità d'Italia raffigurato da Tre bandiere tricolore, come riporta il sito ufficiale di italiaunita150, sta a rappresentare i tre giubilei del 1911, 1961, 2011, uniti in un collegamento ideale tra le generazioni. Immagine questa, pensata per evocare “il coraggio, il sogno, la gioia profondamente umana che accompagnò i fatti che portarono all'Unità d'Italia: per tirarli fuori dai libri di Storia e trasformarli in emozione ancora attuale.Un’idea certo a cui non si immaginava si potessero associare polemiche sul perché e sul come celebrare un anniversario così importante, nonostante si tratti dell’origine non controversa dell’unità d’Italia. Il 17 marzo 1861, quando Vittorio Emanuele II assumeva per sé e per i successori il titolo di Re d'Italia.Sulle polemiche e sulle dissonanze, la voce autorevole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricordato che iniziative programmate e festa non possono essere considerate “tempo perso e denaro sprecato, ma fanno un tutt’uno con l’impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti dinanzi a noi”. Affermazioni importanti per un anniversario in cui “vogliamo far rivivere nella memoria e nella coscienza del Paese le ragioni di quell’unità e indivisibilità come fonte di coesione sociale, e come base di ogni avanzamento tanto del Nord quanto del Sud in un sempre più ampio contesto mondiale.” Concetto ribadito dallo stesso Presidente a Genova il 5 maggio 2010 in occasione del 150° anniversario della partenza dei Mille.Questo momento di riflessione è una straordinaria occasione per investire sul nostro futuro, nello spirito dell’altruismo e della solidarietà. Nel comune intendimento di traghettare un periodo non facile che solo uniti supereremo, raggiungendo gli obiettivi di un nuovo sviluppo e di nuove e più diffuse occasioni di lavoro, con la speranza di avere un domani meno incerto.E’ pur vero che centocinquant’anni fa questo territorio perdeva lo status di provincia, oggi riacquisito, ma comunque, al di là di tutto, e sempre, deve prevalere lo spirito di unione sul localismo.Dei tre giubilei che ricordavo, non sfugge a nessuno che quello che stiamo festeggiando sembra trovi un’Italia dimessa, e a volte, con visioni che tendono a rimettere in discussione l’ormai acquisito processo di unità nazionale.Dopo un lungo avvio, questo anno celebrativo si è via via riempito di occasioni e di contenuti, grazie anche alla ricchezza del contributo giunto dalle più diverse voci e componenti della società civile, che si è sommato a quello delle istituzioni.E’ un impegno che la Provincia di Fermo ha voluto assumere, condividere e sostenere, convinta che nelle ragioni fondative di una dimensione territoriale unitaria nazionale si trovino gli spazi per la coscienza unitaria di italiani e per le ricchezze delle specificità e delle diversità, da valorizzare armonicamente e nello spirito non superato, seppur non ancora compiuto, della nostra Costituzione repubblicana.Una storia, quella del Risorgimento Italiano, che la ricorrenza ci fa riscoprire e ci rimanda ai manuali di storia.Rivivono così le emozioni giovanili nel ricordare le pagine più brillanti, le date più famose che, rilette con l’esperienza, si riscoprono fatte da una storia di popolo, da moti a forte componente giovanile, con l’ansia di costruire un futuro diverso.Era “Giovine” anche l’Italia che si desiderava realizzare e per la quale insurrezioni, barricate, difese e plebisciti riunivano con il territorio i sogni e le attese di libertà, indipendenza e unità che trovavano la loro espressione nel tricolore esteso a tutto l’attuale territorio nazionale.Il logo dell’anniversario rappresentato da tre bandiere tricolori che sventolano, reiterate nella forma, evocano suggestioni di festa, che accentuano il senso di coralità.Sono questi gli elementi che vorremmo interpretare anche sul nostro territorio per rendere solenne e popolare al contempo una festa che non sia solo retorica, ricordo rispetto ad un punto di arrivo acquisito, ma un’occasione per riconfermare tensione unitaria verso il bene comune e per riscoprire le radici del nostro essere italiani.I 150 anni di unità d’Italia sono una consegna, sono un impegno, sono una eredità che è frutto del sacrifico di molti.Vittime, eroi, gente comune, capaci di solidarietà anche nei frangenti bellici, uomini di stato dalla visione strategica, intellettuali, politici attenti all’interesse comune, grandi figure nel campo della cultura, della scienza, che con orgoglio, hanno creato le premesse di una rinascita e di una integrazione fra popoli anche in chiave europea, germogliata dopo la disumana catastrofe della seconda guerra mondiale.Siamo, con orgoglio di popolo, italiani ed europei. Possiamo affermarlo da uomini liberi grazie a uomini liberi e forti che hanno preparato questo nostro presente.In questo trovo suggestive le parole del card. Bagnasco che ha invitato a fare dell’anniversario “una felice occasione per un nuovo innamoramento del nostro essere italiani, dentro l’Europa unita ed in un mondo più equilibratamente globale”. Elementi questi, che sono fondamento e garanzia per un futuro che rigetta ogni forma di integralismo e totalitarismo.I nostri padri ci hanno lasciato un’Italia unita, stiamo lavorando per un’Europa che procede verso la riunificazione più ampia, a noi mettere il seme per un mondo più coeso e solidale, nel comune destino di una umanità che dovrà riscoprirsi unico popolo. E’ guardando al mondo che desidero esprimere vicinanza, solidarietà e cordoglio al popolo giapponese, duramente provato dal violentissimo recente terremoto, così come al popolo libico che è alla ricerca, ci auguriamo, di libertà e democrazia.La nostra storia di italiani, fatta di passioni, di volti, di figure esemplari e di gente comune sia del passato che del presente, deve farci sentire orgogliosi di essere italiani, europei e cittadini del mondo.
Il discorso del Presidente Fabrizio Cesetti durante il Consiglio Provinciale in Seduta Solenne “La Provincia di Fermo e l’Unità d’Italia: una nuova storia 150 anni dopo”.
Sento di dover rivolgere un riconoscente saluto e un ringraziamento a tutti voi per aver accettato il nostro invito; un saluto particolare, mi sia consentito, al primo Prefetto di Fermo Dr.ssa Zarrilli alla quale auguro un proficuo lavoro, ed al Sindaco della Città di Fermo Dr. Di Ruscio - che insieme a tanti altri ha voluto questa nostra Provincia e che giunto alla conclusione del suo secondo mandato voglio ringraziare per l’impegno profuso al servizio della comunità -.Un saluto, inoltre, ai Consiglieri regionali, ai Sindaci dei Comuni del fermano, a tutte le Autorità civili e militari presenti, al Procuratore della Repubblica di Fermo, ai Consiglieri e agli Assessori della Provincia di Fermo, ai rappresentanti della stampa e delle associazioni ed enti presenti; un saluto ai cittadini che sono qui ed a tutti quelli che ci ascoltano nella diretta sulla rete.Un saluto ed un ringraziamento particolare al Professor Alberto De Bernardi che ha voluto onorarci della sua partecipazione e che tra poco ascolteremo con grande interesse.Questo Consiglio provinciale segue le iniziative che già abbiamo – insieme ai Comuni ed a tante Associazioni – organizzato per il 17 marzo e precede altre, anch’esse molto significative, che seguiranno nei prossimi mesi e ci accompagneranno per tutto il 2011.Abbiamo ritenuto opportuno porre in relazione la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, con la nuova storia che, per questo territorio è cominciata – dopo un arco di tempo lungo un secolo e mezzo – con la riconquista dell’autonomia politica ed amministrativa, a seguito della costituzione della Provincia di Fermo.Una nuova Istituzione della Repubblica italiana, che il fermano tutto ha voluto con determinazione ed ottenuto – è importante ribadirlo mentre festeggiamo l’Unità del Paese – non contro qualcuno, non spinti da un miope spirito localistico o particolaristico, ma per un’esigenza sentita e reale di prossimità al territorio di autonoma programmazione di una società che si sente parte coesa e solidale di una regione e di un Paese.Il 12 Luglio 2009, giorno del mio giuramento dinanzi a questo Consiglio Provinciale, dicevo infatti
“Dopo 149 anni, la Provincia di Fermo riconquista la sua autonomia e questo Consiglio, intorno a cui si stringono
le Istituzioni del territorio, ne è il simbolo e lo strumento principale.
Dunque, dopo un lungo arco di tempo, dopo una battaglia comune di tanti e di tutte le parti politiche,
la storia si riconcilia con se stessa e ci consegna, come sempre accade anche nella vita delle persone, con l’autonomia,
una grande responsabilità individuale e collettiva, di cui io sento il peso e la piena coscienza;
ma rispetto alla quale mi è di conforto la consapevolezza che avremo al nostro fianco i cittadini dei quaranta comuni del Fermano,
i loro amministratori e tutte le istituzioni territoriali.L’autonomia che questo Consiglio ed il Governo della Provincia incarnano non è,
e non sarà, contro qualcuno o qualcosa, ma l’espressione piena della democrazia e della capacità di programmazione di un territorio,
in uno spirito aperto al mondo ed alle sfide del futuro.
E’, infatti, soprattutto al futuro che dobbiamo guardare, mettendo a disposizione,
senza risparmiarci, la nostra esperienza e le nostre energie per chi dovrà crescere e vivere in questo territorio nei prossimi decenni”. Così, dunque, un anno e mezzo fa
E’ cominciata, per il fermano, una nuova storia, che vuole raccogliere il meglio delle tradizioni unitarie, dello spirito democratico e repubblicano che affonda le proprie radici nel patrimonio intellettuale e morale del Risorgimento e, successivamente, nella lotta per riconquistare prima e difendere poi la libertà e la democrazia.In occasione del 17 marzo, festa dell’Unità nazionale, ho voluto ricordare ai giovani che festeggiavamo, in quell’occasione, anche il tricolore, bandiera che, fin dal Settecento, è simbolo di libertà, uguaglianza e fraternità; valori universali che ci fanno considerare l’identità nazionale senza alcuna chiusura egoistica verso altri popoli; che non identificano l’orgoglio patriottico e l’identità nazionale in un nazionalismo aggressivo, ma in uno spirito aperto e pacifico.Provare rispetto ed emozione di fronte a questa bandiera significa ricordare che su di essa stanno scritte le idee e i sacrifici di quei giovani che oltre due secoli fa hanno rischiato e perso la vita, e quegli altri giovani italiani che sulle montagne e nelle città, meno di settant’anni fa, hanno combattuto contro la dittatura, hanno volto lo sguardo verso il futuro, perché noi potessimo essere, oggi, uniti e liberi.Questi 150 anni si sono svolti lungo un arco storico che abbraccia tre secoli: il XIX°, che ci ha visto nascere come stato unitario e che ha visto nelle rivoluzioni liberali e nella forma dello stato-nazione il suo cuore centrale; questo nostro XXI° secolo che si affaccia sul nuovo millennio e ci proietta nel nuovo mondo globale con le sue contraddizioni in parte note e con sfide inedite ed ancora, per noi, sconosciute; e, in mezzo, quel Novecento, tempestoso, tragico ed entusiasmante, che ci ha visti perdere e riconquistare la libertà, perdere e riconquistare l’unità del Paese, per consegnarci infine questa Repubblica democratica che, con tutti i suoi problemi, con tutte le sue incompiutezze, costituisce il lascito più ricco e fecondo delle tante generazioni di italiani che ci hanno preceduti ed alle quali va, in questo momento di festa, il nostro pensiero di commozione e gratitudine.E’ soprattutto nella temperie del XX° secolo che ha preso forma lo Stato italiano, che si è perso ed ha saputo ritrovarsi - appunto - nella Repubblica democratica che oggi ci consente - liberi ed uniti - di misurarci con le grandi sfide mondiali del XXI° secolo.Unità e libertà sono stati, infatti, per gli intellettuali ed i combattenti del risorgimento italiano, dai primi vagiti delle repubbliche giacobine, dai primi moti carbonari, fino all’impresa garibaldina, valori inscindibili; e valori inscindibili sono per noi, 150 anni dopo.Valori che, poi, nella lotta di Liberazione, coniugati con i principi di dignità umana, giustizia, solidarietà e pace, declinati nei diritti al lavoro, alla partecipazione, al sapere ed in generale alla moderna cittadinanza democratica, sono stati incisi nella Carta costituzionale che incarna il nesso più profondo tra primo e secondo risorgimento, come ci ricorda Piero Calamandrei in quel discorso ai giovani che rappresenta una delle più importanti lezioni di storia e passione civile della vita politica nazionale.Questa Costituzione noi abbiamo voluta ristamparla - in occasione di questo anniversario - e la consegneremo, per la Festa della Repubblica, a tutti i giovani della Provincia di Fermo che, nel 2011, diventeranno maggiorenni.Per questa Festa della Repubblica, in un anno così importante per la storia del nostro Paese - lo dico senza nascondere l’orgoglio per il nostro territorio - la Provincia di Fermo, unica istituzione locale italiana, è stata ufficialmente invitata dall’Ambasciatore presso il Consiglio d’Europa di Strasburgo a partecipare alla solenne celebrazione di tale ricorrenza; un grande onore che corona il nostro impegno per fare di Fermo una Provincia italiana aperta all’Europa ed al mondo.Una piccola provincia, la nostra, ma che si sente, insieme ed al pari di tanti altri territori più vasti, custode di valori antichi e profondi, e protagonista – senza presunzioni ma senza complessi di inferiorità – della nostra storia comune, della storia d’Italia e di quella europea; oltre che dell’impegno volto a lasciare, alle generazioni che verranno, un Paese migliore in un mondo migliore.Per questo scopo morale e civile, tanti prima di noi hanno dovuto e saputo pagare un prezzo molto più alto del nostro impegno e della nostra fatica quotidiana; ma proprio per questo sentiamo che a tale impegno non possiamo e non dobbiamo venire meno.Siamo consapevoli, infatti, che guidare le Istituzioni e servire il proprio Paese è una grande responsabilità ma anche un grande onore che dobbiamo assolvere con onestà, sobrietà e dedizione perché la politica deve tornare ad essere prima di tutto uno strumento di formazione morale delle giovani generazioni. Perché si possa dire di noi che siamo stati all’altezza del compito che ci è stato affidato.La storia e le idee del movimento risorgimentale sono ricche di tante fasi, contraddizioni, sfaccettature; come tante ed articolate sono le possibili interpretazioni della loro eredità ed attualità. Non sono uno storico e non è mio compito analizzarle; credo che ad esse farà riferimento, se lo vorrà, il Professor De Bernardi, con l’autorevolezza e la libertà interpretativa che gli derivano da una lunga e qualificata esperienza scientifica e didattica.Io voglio solo concludere dicendo che guardiamo a questo anniversario - come sempre bisognerebbe fare - con un occhio rivolto al passato e con l’altro ai bisogni ed alle prospettive future; pensando ai giovani che ci sono ed a quelli che verranno.A loro è rivolto ogni nostro sforzo, ogni nostra energia materiale ed intellettuale; sono loro il senso del nostro lavoro e sono loro che dovranno prendere dalle nostre mani questa Provincia, questo Paese ed il mondo intero e, consapevoli della storia, misurarsi con il loro tempo e con le sfide nuove che esso porterà con sé.